Non è un momento facile per il nostro Paese. La manovra economica del Governo impone sacrifici ai cittadini in una fase in cui la ripresa economica è ancora fragile e fortemente influenzata dalle turbolenze dei mercati. La situazione sarebbe diventata ancora più grave se l'Unione Europea, purtroppo responsabilmente ancora troppo debole come autorità politica, dopo le incertezze ed i ritardi dell'intervento sul caso della Grecia, non avesse affrontato la crisi dell'euro, ristabilendo i vincoli del Patto di stabilità sul debito e sulla sostenibilità del bilancio. Quindi, una stretta dei conti da parte di tutti gli Stati europei. Ecco perché quella del Governo italiano è diventata una manovra obbligata e va valutata nel contesto della difesa della stabilità dell'Unione Europea e della fragilità dell'Italia per l'enormità del suo debito pubblico. Non sono certo cose che scopriamo oggi. Non c'è una strada alternativa per sostenere la fiducia dei mercati finanziari e tutelare il lavoro, i salari, le pensioni, il welfare. Oggi è in gioco tutto questo. In questa fase della vita economica e sociale del Paese ci vogliono senso di responsabilità e coesione nazionale.
La situazione di oggi è per certi versi ancora più grave della grande crisi dei primi anni Novanta: non ci sono più certezze e modelli di riferimento validi. In tutta Europa i Governi stanno facendo manovre durissime, tagliando la spesa sociale, riducendo gli stipendi, gli organici del pubblico impiego, i servizi sanitari, le pensioni. In Italia, anche grazie alle richieste della Cisl, il Governo ha varato una manovra che non taglia lo stato sociale, ma punta gran parte del suo successo sulla lotta all'evasione fiscale e sulla riduzione degli sprechi. E, sempre su insistenza della Cisl, il Governo ha previsto maggiori incentivi fiscali e contributivi alla leva del secondo livello contrattuale per rilanciare lo sviluppo.
Non ci sono ticket sulla sanità e gli interventi sulla previdenza con uno spostamento delle finestre di uscita e l’adeguamento imposto dall’Europa per la parificazione dell’età per le pensioni di vecchiaia nel P.I., non sono devastanti, anche se va assicurata la deroga per chi è in mobilità e in accompagnamento verso la pensione.
Il blocco dei contratti nazionali del pubblico impiego è un provvedimento doloroso. E tuttavia la manovra non arriva come in altri Stati europei a tagliare gli stipendi. Solo i dirigenti e i non contrattualizzati subiranno una riduzione dei loro introiti. Ma la busta paga della stragrande maggioranza degli statali sarà fotografata e mantenuta esattamente com'è. Si è riusciti anche a salvaguardare la liquidazione dei dipendenti pubblici (fino a 90 mila euro) contro una ipotesi insopportabile di rateizzazione.
Chiediamo che venga comunque salvaguardata la contrattazione integrativa locale su efficienza, produttività, economie di gestione delle pubbliche amministrazioni, aprendo una discussione sia con il Governo nazionale, sia con i governi locali. E’una strada per mantenere in vita l'attività contrattuale ma anche per riorganizzare i servizi, per rinnovare la pubblica amministrazione.
Questo vale anche per la scuola, dove chiediamo con forza al Governo ed al Parlamento di rivedere il blocco insopportabile delle progressioni di carriera e di anzianità per tutto il personale, insieme all’impegno di inserire in ruolo 20 mila insegnanti per coprire gli attuali organici scoperti. Lo sosterranno il 15 Giugno a Roma i delegati della Cisl Scuola.
Le risorse si possono trovare anticipando la riforma fiscale, senza interventi demagogici, ma facendo pagare i tanti che sfuggono al sistema tributario. Così come si possono rafforzare i tagli ai costi istituzionali e della politica, agli sprechi, ai privilegi. Si può e si deve coniugare il rigore con l'efficienza della spesa pubblica. C'è molto da recuperare ancora sui costi impropri e sugli sprechi ad ogni livello per evitare che il minore trasferimento complessivo di risorse a Regioni, Comuni e Province nel prossimo biennio metta a rischio i servizi, e provochi aumenti delle tariffe e della partecipazione alla spesa dei cittadini. In vista di un utile federalismo vogliamo una riduzione dei livelli amministrativi e istituzionali. Non possiamo andare avanti con questa "babele" di strutture e sovrastrutture pubbliche che intralciano la vita delle famiglie e delle .imprese. Tuttavia, dalla crisi si esce soprattutto con più concertazione. Ecco perché bisogna costruire anche le condizioni per un patto sociale sulla crescita e l'occupazione con tutte le associazioni imprenditoriali. Il miglioramento della detassazione e della decontribuzione del salario di produttività derivante dalla contrattazione e l'avvio della fiscalità di vantaggio per il Sud, sono interventi positivi che vanno in questa direzione. Ora tocca alle parti sociali indicare la strada al Governo per le riforme strutturali, a partire da quella non più rinviabile sul fisco.
E’ stata la Cisl ad insistere con coerenza sulla via del recupero tracciabilità dei pagamenti (già individuata dal governo Prodi e poi cancellata da questo governo) e della fatturazione elettronica. È un risultato importante. Ma non ci accontentiamo di questo.
Vanno rafforzati gli strumenti di contrasto all' evasione, e la compartecipazione alla lotta all' evasione da parte dei Comuni con l'incasso di un terzo del ricavato va in questa direzione.
Va perseguita una concreta regolamentazione dei mercati finanziari, anche introducendo nuove forme di tassazione: a livello internazionale (G20) o almeno europeo sulle rendite speculative attraverso la cosiddetta tassa “Robin Hood”, lo 0,05% sulle transazioni finanziarie; sui consumi, sui grandi patrimoni, riequilibrandone il prelievo dall’attuale 12,5% al 20% per compensare la riduzione del prelievo su salari e pensioni. La famiglia deve diventare il perno del nuovo sistema fiscale che auspichiamo.
Questa rimane la nostra "vertenza" nazionale e locale, sapendo che il consenso sulle riforme da fare si costruisce con il dialogo e con la responsabilità. La nostra linea deve rimanere quella negoziale, oggi sempre più fondamentale per la democrazia ed il progresso civile ed economico del nostro Paese. Scioperare oggi non aggiungerebbe niente, occorre semmai vigilare perchè nel percorso parla mentare non si torni indietro, non si affermino le lobbies che preferirebbero perseguire ben altro che una efficace lotta all’evasione e una necessaria riforma fiscale.