Mi appresto a scrivere dei 60 anni della Cisl, ma non posso non soffermarmi, brevemente, sull’esito delle elezioni regionali e comunali.
Il Sindacato non è un competitore politico, al pari di un partito, ma non è un semplice spettatore; è e resta protagonista
della società civile rappresentante di interessi precisi, quelli dei lavoratori, in un’ottica di un interesse generale, è e deve restare interlocutore autorevole, capace di rapportarsi con chi ha vinto dopo un confronto democratico, chiunque esso sia e qualunque sia la sua appartenenza politica.
La netta affermazione anche a Lecco del governatore regionale uscente Formigoni, riconfermato per la quarta volta, sostenuto dal Pdl e dalla Lega Nord e la sconfitta del senatore e viceministro Castelli, sostenuto dalle stesse forze politiche per la carica di Sindaco della città capoluogo, Lecco ci fa gradevolmente constatare che gli elettori, la gente comune, possiede ancora il “senso critico” che spesso abbiamo dubitato fosse stato smarrito, e lo esercita, se necessario, con coraggio, per confermare e per cambiare.
Con Formigoni la Cisl con Cgil e Uil riprenderà il confronto sulla crisi che lo scorso anno ha portato a sottoscrivere
più di un accordo positivo e chiederà però di andare oltre, di affrontare i temi dello sviluppo delle politiche industriali
necessarie per sostenerlo, per superare la crisi.
A Virginio Brivio, nuovo Sindaco di Lecco, chiederemo e offriremo una interlocuzione non occasionale, un confronto
vero e costruttivo con le parti sociali sulle scelte decisive per il futuro della città, sulle politiche per rendere la città vivibile e “vissuta” pienamente da chi ci lavora e ci abita.
Sessant’anni fa è stata fatta la scelta di costituire un sindacato associazione basata sulla libera e volontaria adesione e
sulla partecipazione dei lavoratori, senza riconoscimento giuridico e regolamentazione per legge dell’attività sindacale;
la scelta coraggiosa dell’autonomia e della dimensione sociale che non ci ha vincolato alle ideologie di partito; della laicità per non essere organizzazione “confessionale” continuando però a trarre ispirazione dai principi e valori della dottrina sociale della Chiesa; una linea di azione responsabile che non ha significato adattamento o contrapposizione
al sistema, l’individuazione della contrattazione nei luoghi di lavoro come strumento per una più equa distribuzione
del reddito.
Celebriamo i sessant’ anni dalla nascita della nostra organizzazione nella certezza che tanto c’è ancora da fare per
affermare con coerenza e continuità i principi e i valori ancora oggi tanto attuali.
La scelta della Fiom di promuovere un’iniziativa di legge per definire norme di democrazia sindacale è agli antipodi
della nostra concezione che ne affida le regole ad un accordo tra le parti sindacali e datoriali. L’accordo sul nuovo modello contrattuale, non sottoscritto dalla Cgil, deve assumere un legittimo riconoscimento, dopo la firma dei contratti nazionali nei tempi previsti e con meccanismi adeguati al recupero del costo della vita, anche attraverso la contrattazione di 2° livello. Dopo la (per certi versi) penosa parentesi elettorale, riprendiamo con l’autorevolezza
che deriva da una reale autonomia e capacità di proposta a far discutere tutti ad ogni livello istituzionale, governo e opposizione, sui problemi veri della gente: lavoro, famiglia e sviluppo.
Gianluigi Todeschini