VALORIZZARE CHI CI HA LASCIATO |
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Nelle ultime settimane ci hanno lasciato alcuni amici impegnati in modo diverso nelle articolazioni della nostra Cisl; ho partecipato alle cerimonie funebri e ai momenti di raccoglimento e preghiera che le hanno precedute.
In particolare due occasioni mi hanno colpito. L’ultimo saluto a Franco Giorgi, collega sindacalista da poco più di un anno in pensione dopo essere stato segretario della Cisl regionale e, prima ancora, segretario generale regionale dei tessili, proveniente dall’impegno a Lecco negli anni 70 e 80 come componente della segreteria dell’Unione e come segretario generale dei tessili di Lecco. Ed anche quello di Antonio Nava, un nostro “semplice” iscritto, educatore prima e poi direttore della sede di Regoledo dell’Istituto Sacra Famiglia, volontario di Anteas, oltre che in Caritas e in molte altre attività di servizio da quando era in pensione.
Ne voglio brevemente parlare perché entrambe le occasioni, più che in altre partecipazioni, dove a prevalere rischia di essere un atteggiamento di circostanza o un vago affiorare di sentimenti confusi, sono state per me (ma ho avuto modo di condividerlo anche con altri), occasioni di riflessione e di speranza.
E’ consolante constatare come la morte non cancella tutto, come l’inevitabile confronto con essa, sia al termine di un doloroso percorso segnato dalla malattia, come nel caso di Franco, sia quando colpisce improvvisa, come nel caso di Antonio, sia per noi, per chi rimane, una occasione di crescita. Il pezzo di strada che abbiamo fatto insieme, che abbiamo condiviso, in una assai triste e dolorosa occasione come quella della morte può trasformarsi in qualcosa di positivo, da mettere di nuovo a disposizione, da rimettere in circolo. Siamo grati a loro e ai tanti altri dirigenti, delegati, attivisti, iscritti che ci hanno lasciato questa possibilità.
Franco e Antonio sono per noi degli esempi, per la genuinità nei rapporti, la capacità di ascolto che seppur in ruoli molto diversi li ha accomunati, ma ancora per ciò che lasciano, per le famiglie ricche di umanità, capaci di non farsi sommergere dal dolore straziante della morte, ma di guardarla in faccia, di ricercare e di indicare ciò che essa non può portare via, i valori, gli insegnamenti, le coerenze di una vita che non c’è più, ma che sta a noi valorizzare, interiorizzare, imitare.
Gianluigi Todeschini
28/01/2010
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